LE DONNE DEL RAID
Già alla partenza della prima edizione, nel 1929, si registrò un’iscrizione femminile: si presentò Franci Balboni su uno scafo dei cantieri Taroni spinto da un motore Elto. La signorina Balboni riuscì a percorrere i 400 chilometri alla buona media di 72 orari.
Negli anni successivi, Pina Capè dominò la sua categoria dal 1933 al 1935, lasciandosi alle spalle numerosi uomini. Si presentava elegante e determinata: tuta bianca, Superga, spolverino e sguardo deciso. Un simbolo di emancipazione ante litteram.
Anche Irma Lucchini, vincitrice a Ginevra e Monaco nel ’37 e ’38, arricchì il Raid con la sua classe.
Nel 1954, venti anni dopo, Camilla Cometti affiancò il fratello Augusto come copilota-meccanico a bordo del “Pelaochi”.
Per un podio femminile bisogna attendere il 1972, quando Gabriella Corti vinse nella classe 700 cc.
Nel 1987 le “Tre Marie” — Silvana e Nicoletta Mora con Paola Petrobelli — completarono il Raid in 10 ore superando diversi intoppi ed inconvenienti, ma furono squalificate per non aver mostrato la patente nautica. Un parziale riscatto per la compagine femminile arrivò da Stefania Bartoli che si classificò terza di classe.
Nel 1990, con una media di 124 orari, Milena Clerici fu diciannovesima assoluta e prima di classe
Nel 2002 brillano diverse protagoniste: Cinzia Treossi è quinta assoluta con Carlo Bentivogli, Mara Mazzucotelli è ottava con Achille Mazzucotelli, davanti a Caterina Croze (nona con Giampaolo Focchi). Graziella Fontana arriva 26ª su moto d’acqua, Jennifer Milani è quarantunesima, e Francesca Gava si ritira per un guasto.
Nella 71^ edizione del 2024, la compagine femminile è ancora una volta consistente. Al via sono Laura Manfredini in equipaggio con Antonello Sala, Giorgia Porcu con Luca Canu, poi l’accoppiata in rosa Claudia Maggi e Silvana Dottori, e Fatima Ait Ladham con Pierpaolo Onidi. Con le moto d’acqua un equipaggio formato da Giorgia Porcu e Luca Canu.
IL CONTE ROSSI DI MONTELERA
Un’aura di leggenda avvolge la figura del Conte Rossi di Montelera, un nome scolpito nella storia del Raid Pavia Venezia. Non solo per le sue imprese audaci, ma anche per uno stile inconfondibile capace di incarnare l’eleganza e la grinta di un’epoca pionieristica dello sport acquatico, il conte amava appassionatamente i suoi idroscivolanti, bolidi acquatici capaci di catturare l’immaginario collettivo.
Le sue vittorie, imprese condivise con l’ingegner Guido Cattaneo, risuonano come pietre miliari: un trionfo nel Raid del 1930 e una tripletta nella Coppa Montelera (1933, 1934, 1935).
ROBERTO BRUNELLI
Personaggio carismatico dal sorriso magnetico, Roberto Brunelli, il Principe di Zibello, è un altro dei grandi mattatori del Raid: protagonista vittorie esaltanti o sconfitte amare arrivate sul filo di lana non ha mai mancato di celebrare le sue imprese, anche le meno fortunate, con feste epiche fino all’alba a Venezia con gli amici, o cene lungo il Po con i barcaioli. Sull’acqua sapeva dettare legge, tanto da infilare tre successi tra il ’70 e il ’72. Nel ’75 la vittoria gli scappò per un soffio. Dopo tante avventure sul fiume, all’inizio degli anni ottanta lascio la sfida motonautica per ritornare alla sua prima, la motocicletta, anche nella variante con sidecar.
IL CONTE PETROBELLI TRA BARATTI E VITTORIE
Un baratto singolare segnò il suo primo approccio alla motonautica: un motoscafo in cambio di un toro. Poi il Conte Antonio Petrobelli passò ad un Celli di seconda mano messo a punto con maestria, ed ancora ad un vecchio scafo Timossi rosso, rabberciato con ingegno artigianale e ribattezzato con un guizzo popolare “Biso I”. Aneddoti pittoreschi colorano le sue prime competizioni. Si narra che, presentatosi al suo primo Raid a Pavia con il Biso I dalla verniciatura casalinga, il conte ostentasse nonchalance, celando un equipaggio – lui e il fido meccanico Italo Ruzza – consapevole dell’originalità spartana della loro preparazione. “Noialtri gavemo el color dà col peneo!”, diceva Ruzza, mentre gli scarichi artigianali del motore, in un momento critico, venivano prima rabberciati con fil di ferro e poi letteralmente tenuti in mano dal meccanico, eroicamente stretto alla sua borsa degli attrezzi.
Il Biso I fu solo il capostipite di una serie di cinque imbarcazioni che portarono il nome Petrobelli nel mondo della motonautica. La vigilia delle competizioni era un rituale semplice e genuino: una cena in qualche osteria lungo le rive del Ticino, tra rane fritte e fragole zuccherate, preludio a un riposo ristoratore prima della sfida. Il 1980 segnò la prima, storica vittoria assoluta per Antonio Petrobelli, un trionfo che aprì un’era di dominio culminata in una striscia di successi consecutivi dal 1984 al 1988.
FABIO BUZZI
Per l’ingegner Fabio Buzzi il Raid non era semplicemente una gara, la sua partecipazione si trasformava sempre in un laboratorio a cielo aperto: un’occasione per testare nuovi motori, scafi sperimentali, trovate e invenzioni fuori dal comune.
Nel 1969 si presentò alla partenza con un fuoribordo tre punti spinto da motore Mercury da 700 cc, presi in prestito. Finì rovesciato in Laguna, travolto dall’onda di un altro natante. Lo scafo affondò ma, grazie all’aiuto di una chiatta, riuscì a recuperarlo. Dopo tre ore, ripartì senza carenatura, con il motore asciugato alla buona. Fu costretto a fermarsi a meno in prossimità del traguardo causa un’ondata che lambì i carburatori . Aveva già perso la pagaia in dotazione e cercò di avanzare remando a mani nude fino a quando un gondoliere gli offrì il suo remo. Arrivò gloriosamente penultimo su oltre cento concorrenti, tra l’esultanza del pubblico.
Nel 1986 si arenò un’isola semisommersa del Po a tutta velocità, distruggendo lo scafo. Nel 1987 cambiò tre batterie prese in prestito dal pubblico lungo il percorso. Nel 1990 sbagliò canale a Volta Grimana e si ritrovò a Porto Tolle. Rientrò a ritroso a tutta forza, chiudendo secondo, con appena un minuto di distacco dietro Petrobelli. Nell’edizione del 1992, dopo soli 30 chilometri spezzò il suo scafo su una riva a Stradella (PV). I soccorritori lo trovarono beatamente a tavola, ospite dei proprietari di una casa galleggiante. Nel 2005, infine, si è arenò sull’Isola Serafini, arando la sabbia per un lungo tratto.

