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Per problemi logistici e ambientali nel 1986 la Pavia-Venezia divenne di fatto la Pavia-Chioggia. Ma non per questo mancarono gli sfidanti: alla partenza si iscrissero ben 130 equipaggi e alcuni di questi erano i gloriosi idroscivolanti, scomparsi nelle edizioni del Dopoguerra.  Vinse ancora Antonio Petrobelli, alla guida del suo “Biso V” costruito nei cantieri Celli e spinto da un motore 8 cilindri BPM.
l bel tre punti spinto da un12 cilindri Lamborghini di Fabio Buzzi si distrusse in un incontro ravvicinato con un isolotto di sabbia. Petrobelli toccò la velocità di 179.880 km/h. Zocchi Ballabio vinse nella rinata categoria idroscivolanti accontentandosi di arrivare a  67km/h. Nel quarantasettesimo Raid del 1987 il nobile padovano Pietrobelli ottenne la vittoria che gli permise di eguagliare il record di coppe conquistate da Augusto Cometti.
La conquista del traguardo, comunque, fu piuttosto travagliata. Un legno semisommerso danneggiò la barca del padovano, mettendone in forse la tenuta sino all’arrivo. Questa edizione sarà comunque ricordata come quella delle ‘Tre Marie”, vista la presenza di un equipaggio tutto al femminile formato da Silvana e Nicoletta Mora con Paola Petrobelli, giunte al traguardo con un Marlin Boat Suzuki in 10 ore. Stefania Bartoli giunse terza nella classe 1.
L’anno seguente (1988) Petrobelli toccò la vetta delle cinque vittorie consecutive e delle sette vittorie assolute. A fermare la sua inarrestabile rincorsa ai records fu, a pochi chilometri dall’arrivo, un guasto meccanico, nell’edizione del 1989 che fu vinta da Mauro Danini alla guida di uno scafo Molinari con motore Lamborghini 8200 cc.  Il pilota mantovano si aggiudicò anche la prestigiosa coppa Montelera. Alle sue spalle si piazzarono Ranieri e Franco Leidi.
Noblesse oblige:
il Conte Petrobelli

La prima barca di Antonio Petrobelli, , fu il frutto di un baratto: motoscafo in cambio di un toro. Poi si procurò un Celli usato con un assetto perfetto, poi un vecchio scafo Timossi che venne sistemato un po’ alla buona con colla, vinavil, legno e legnetti e ridipinto di grigio, poi di rosso. Da lì il nome Biso I.

Quando si presentò a Pavia per il suo primo Raid, il giovane conte Petrobelli faceva finta di niente, in mezzo a tutti quegli scafi lucenti. Ma dentro di sè  il suo fido meccanico Italo Ruzza,  pensava: “Noialtri gavemo il color dato col peneo!” . Gli scarichi del motore erano stati fatti in casa. 
A un certo punto si staccarono, il meccanico seduto dietro al pilota prima li legò con del fil di ferro, poi finì per tenerli in mano, mentre fra le gambe aveva la borsa dei ferri. Dopo il Biso I ce ne furono altri cinque. La sera prima di ogni raid il Conte e il meccanico se ne andavano in qualche bettola lungo la riva del Ticino a mangiare le rane fritte, poi finivano con fragole e zucchero e se ne andavano a dormire presto. La prima vittoria assoluta di Antonio Petrobelli fu nel 1980, poi seguirono le altre consecutive dal 1984 al 1988.
I GRANDI CAVALIERI DEL PO
Gli anni Settanta si chiusero con i fuochi d’artificio. Ma il 1980 con il Po in magra, fu un anno da dimenticare. Pochi iscritti e poche facce nuove, anche se non mancarono i graditi ritorni, come quello del Conte Antonio Petrobelli. Il vulcanico Fabio Buzzi portò in gara una bellissima barca di sua progettazione spinta da un motore diesel, ma dopo pochi chilometri fu necessario farlo rimorchiare da un battello..
Fine corsa anche per eugenio Molinari e per Renato Molinari dopo Isola Serafini. Antonio Petrobelli portò a casa la coppa del vincitore e la Coppa Montelera dopo 2 ore e 15 minuti di corsa alla bella media di 170.348 km/h. Alle sue spalle si piazzarono Rasini e Manfredini.
Eugenio Molinari vinse l’edizione 1981, mentre Virgilio Molinari ruppe il timone sui massi a pelo d’acqua della famosa curva di Riva di Suzzara, in provincia di Mantova, che affrontò temerariamente 180 km/h.
Il 1982 fu un altro anno ‘nero’ per la corsa. Aldo Martinetto, giornalista di “Vela e Motore “sottolineò l’importanza di rilanciare la corsa che vedeva sempre meno partecipanti. L’edizione fu vinta da Giovanni Cima, precedendo Giulio Ricci e Bruno Malugani.
Il 1983 il vento cambiò: furono più di cento le barche alla linea di partenza a Pavia e non mancò l’affluenza di pubblico lungo tutto il percorso, che assisteva alle strabilianti performance del filante tre punti di Fabio Buzzi, motorizzato con un 12 cilindri Isotta Fraschini.  I piloti affrontarono in primo tratto, da Pavia alla conca di Isola Serafini, a una velocità media di 200 km/h. I primi 87 chilometri, insomma, venivano coperti in poco più di mezz’ora.
La gara fu vinta da Alberto Fioretta su un Molinari-Mercury, superando i 152 chilometri orari. La coppa Montelera se la aggiudicò invece Giulio Ricci.  L’edizione del 1984 verrà ricordata per i record. Il Conte Antonio Petrobelli coprì l’intero percorso in meno di due ore, risultando una media oraria finale di altissimo valore, pari a 188.704 km Alle spalle di Petrobelli si classificarono Pierluigi Calderoni, mentre sul terzo gradino del podio salì Nico Malinverni. Ma la vera star del Raid fu il pilota inglese Tony Williams, noto per le sue partecipazioni al campionato di Formula 1.
Il Conte Petrobelli vinse anche l’edizione 1984 del Raid ed entrò, con questa prova, nell’Olimpo dei campionissimi. Nel corso della gara si erano ritirati Buzzi, Beltrami ed Eugenio Molinari.