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Il raid riprese nel 1952, dopo la forzata sosta bellica che colpì duramente anche la città di Pavia. Il 4 settembre del 1944 infatti, le bombe degli aerei delle forze alleate avevano colpito anche i tre ponti sul fiume Ticino, per tagliare la strada alle forze tedesche in ritirata. Le bombe distrussero anche le abitazioni civili vicino alle rive del fiume, soprattutto il Borgo Ticino. Le incursioni continuarono per i giorni successivi, finchè le arcate spezzate dei ponti rimasero a specchiarsi nel fiume, testimone della tragedia.
La prima edizione del Dopoguerra fu allestita dopo la disastrosa piena del ’51. I ponti erano stati ricostruiti e il fiume era tornato ad essere il luogo di svago e di attrazione di sempre, barche e motoscafi avevano ripreso a navigarlo come prima.
L’edizione del 1952 vide la scomparsa degli idroscivolanti, strani oggetti a metà tra l’imbarcazione e l’aeroplano. La scena venne dominata dai racers, che migliorarono i record per molti anni. Si trattava di motoscafi di provenienza americana, nati per le gare su circuito. Erano equipaggiati con potenti motori entrobordo: le loro sagome sfreccianti sotto le arcate del rinato Ponte Coperto di Pavia, divennero l’icona stessa del Raid Pavia Venezia.
I racers avevano profili bassi e aerodinamici, simili a quelli dei bolidi di Formula 1 degli anni ’60-70: con un posto guida piccolo e stretto, cupolino con volante, scappamenti lunghi sui fianchi dello scafo.
Le gesta del Pelaochi

I vecchi che scrutano le rive del  Po ricordano ancor oggi le gesta del Pelaochi, il motoscafo rosso di Augusto Cometti, detentore del primato mondiale per la categoria entrobordo nel 1952. Si iscrisse al Raid ma ebbe bisogno di studiare il campo di gara per due anni, prima di riscuotere la sospirata vittoria. Vinse ancora nel 1955 (anche la Coppa Montelera) e nel 1957.  Dopo due anni di pausa si ripresentò nel 1959 da solo, con un Tmossi battezzato ancora una volta Pelaochi, vincendo ancora una volta la gara e la Coppa Montelera. Sull’ambito trofeo, egli ha comunque fatto iscrivere 209, 815.
E’ la velocità che Cometti ha segnato nel tratto fra Piacenza e Cremona nel 1959, ma che la giuria del tempo non se la sentì di avallare, preferendo assegnargli il trofeo dedicato al Conte di Montelera sulla velocità rilevata fra Pontelagoscuro e Volta Grimana. Cometti colse la sesta vittoria consecutiva nel 1963, la più bella a suo dire, della sua entusiasmante carriera sportiva.
I RAID DEL DOPOGUERRA
Negli anni di “Lascia o raddoppia”  e del boom economico,  i motoscafi meno potenti partivano ancora una volta prima dell’alba, poi era la volta delle altre categoria. A mezzo giorno rombavano i motori degli scafi più potenti. Nel decennio 1954-1963 brillò la stella di Augusto Cometti, che con il suo Pelaochi vinse ben sei edizioni del Raid. Il suo racer, anche se inizialmente era equipaggiato con un motore meno potente dei suoi competitors, sfrecciava sicuro sul fiume perché il pilota percorreva decine di volte l’anno il Po in barca, annotando i punti più insidiosi.
Nell’edizione del 1963 egli sfiorò i 160 km/h, arrivando al traguardo in 2.26’45’’. Le edizioni del 1964 e del 1965 furono vinte dal parmense Leopoldo Casanova. Flavio Guidotti nel 1964 si aggiudicò la Coppa Montelera. Ermanno Marchisio prevalse nel Raid del 1966. La 27° edizione del Raid nel 1967 portò alla ribalta il pilota Enzo Faloppa. Nel 1968 la vittoria andò a un altro alfiere dell’entrobordismo, Guido Caimi.
Ma nel 1969 i fuoribordisti si presero la loro bella rivincita con la vittoria di Carlo Rasini, che superò in volata, nell’ultimo minuto di gara, Franco Caimi. Rasini guidava un catamarano costruito dai cantieri Molinari, azionato da un motore Mercury.